
Articolo di Walter Rolfo per "Il Meridiano"
Roma - C’è un uomo che sostiene di avere poteri paranormali. Un uomo che afferma di aver scongiurato il conflitto tra gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica negli anni della guerra fredda. Un uomo che sostiene di aver trasformato il piombo in oro e di sapere dove sia nascosta l’Arca dell’Alleanza. Un uomo che ha dato vita ad un movimento quasi religioso di persone che credono nei suoi miracoli: la sua mente, infatti, sarebbe in grado di piegare la materia. I suoi occhi di leggere attraverso i muri. Non è il profilo di un supereroe da fumetto ma quello – forse ancora più incredibile – di Uri Geller.
Ed è lui stesso a “disegnarsi” così. Nato a Tel Aviv nel 1946, Geller comincia a dar prova delle sue presunte facoltà paranormali fin da bambino: secondo le testimonianze dell’epoca a soli quattro anni era in grado di leggere nel pensiero e di spostare piccoli oggetti con la sola forza della mente. Dopo aver combattuto nella guerra dei Sei Giorni del 1967, Geller comincia ad imporsi all’attenzione del grande pubblico. A Monaco posate e chiavi si piegano al suo volere, mentre le lancette degli orologi sembrano obbedire ai suoi pensieri. Geller guida bendato per i ciottoli di Monaco, e riesce a fermare il moto di una teleferica sui Monti Chiemagu. La luce dei riflettori inizia a scaldare le performance di Geller, ma è lo scienziato Andrija Puharich a dare la svolta definitiva alla carriera del giovane israeliano: è lui, infatti, ad andare a Tel Aviv per prelevarlo e portarlo negli Stati Uniti d’America. Geller non è solo un fenomeno da talk show. Anche la comunità scientifica rimane, infatti, ingannata dai suoi presunti poteri.
Tutto inizia con una ricerca condotta su Geller nei laboratori del Stanford Research Institute e pubblicata addirittura su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche. Com’è possibile? Geller ha veramente capacità soprannaturali? O è la scienza a sbagliarsi? Andrija Puharich è convinto che i poteri di Geller derivino dal contatto con entità extraterrestri che vivrebbero a bordo dell’astronave aliena Spectra, orbitante intorno alla Terra. Anche Geller finisce per convincersene, ma ciò a cui Puharich lo sottopone è invece un esperimento del tutto scientifico. Ad attenderlo in America c’è, infatti, una commissione diretta dai fisici di Stanford Hal Puthoff e Russell Targ. Nelle prove a cui viene sottoposto, Geller sembra poter vedere a distanza, indovinare disegni realizzati in una stanza lontana o influire con il pensiero sul funzionamento di strumenti elettronici. I risultati degli esperimenti vengono pubblicati il 18 ottobre 1974 dalla rivista scientifica Nature, in un articolo intitolato: «Trasmissione di informazioni in condizioni di schermatura sensoriale». Sembra che la scienza ammetta l’esistenza del paranormale. Ma cosa era successo veramente nei laboratori di Stanford? Nulla viene sperimentato sulla piegatura dei metalli: le prove riguardano esclusivamente le presunte proprietà extra Sensoriali di Geller. Il sensitivo, ad esempio, deve indovinare 100 disegni sigillati, ma la prova non riesce perché – secondo Geller – gli esaminatori hanno un’energia negativa. Quando gli scienziati vengono allontanati, la nuova serie di esperimenti (a Geller viene ora anche permesso di uscire dal laboratorio e passeggiare) è un successo: il sensitivo indovina sette disegni su 13. I sostenitori di Geller non lo ricordano mai, ma l’articolo di Nature fu preceduto da un editoriale che metteva in dubbio la scientificità della prova, «Al punto che i dettagli forniti sul preciso modo in cui l’esperimento è stato condotto sono vaghi in maniera sconcertante». Secondo gli scettici, gli scienziati non sarebbero le persone più adatte per controllare i fenomeni di Uri Geller, affermano che per smascherare un presunto prestigiatore ci vorrebbe un altro prestigiatore, una persona che conosca i trucchi e sappia dove guardare. E’ come se, per arrestare un ladro, si facesse controllare la refurtiva ad un gioielliere: questi può certificare di avere nelle mani delle pietre autentiche, ma nulla può dire sulla sua provenienza, così gli scienziati possono certificare e misurare gli effetti di un fenomeno, ma nulla sanno, o poco possono intuire, sulle origini del fenomeno stesso. Ma c’è di più: qualcuno punta il dito su un sospetto brevetto tecnologico: il numero 2,559,663. Si tratta di un congegno da spia, un dispositivo che, impiantato nel dente di una persona, gli consentirebbe di ricevere comunicazioni silenziose. La strana coincidenza è che il proprietario del brevetto è proprio Andrija Puharich, il mecenate di Geller.
E Puharich è sempre presente in tutti gli esperimenti del sensitivo israeliano. Lo stesso anno il famoso illusionista James Randi inizia a replicare i fenomeni di Geller con l’uso di sole tecniche magiche, sostenendo che l’israeliano non sia altro che un carismatico prestigiatore. Randi, che riesce a riprodurre praticamente tutti i fenomeni di Geller, dice: «Se Uri Geller piega cucchiai scomodando i poteri divini, allora usa decisamente il metodo più complicato». Il sensitivo trascina James Randi in tribunale chiedendo milioni di euro di danni, non solo non vincerà, ma verrà addirittura condannato a pagare un risarcimento di quasi 125 mila euro. Da questo momento in poi la comunità scientifica lentamente si dimentica del fenomeno-Geller, dei cucchiai piegati e del sogno di poter leggere il pensiero. Il sensitivo, invece, si trasferisce in Inghilterra, dove continua a cercare di stupire il mondo con i suoi presunti poteri: quando il Big Ben si ferma per un guasto Geller, che in quel giorno non si trovava neanche a Londra, informò subito i giornalisti di essere stato lui ad arrestarlo con il pensiero, chiede la diretta durante le olimpiadi di Sydney promettendo di portare telepaticamente la pace nel mondo e continua a raccontare delle sue presunte collaborazioni con Cia e Fbi.
La sua occupazione principale però consiste nell’accumulare un patrimonio scrivendo libri, esibendosi nei teatri, rilasciando interviste e dispensando consulenze. Dalla sua villa con parco elicotteri Geller ancora oggi si alza in volo come consulente per le grandi imprese petrolifere. Il suo compito è scoprire pozzi di petrolio con il pensiero. Geller si sporge dall’elicottero in volo e così, dall’alto, le sue mani sembrano vibrare allo scorrere di idrocarburi sotterranei. I grandi petrolieri, ancora oggi, lo pagano profumatamente.
Walter Rolfo
ARTICOLO TRATTO DA www.ilmeridiano.info




























